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Perché Gesù chiama alcuni a seguirlo?

Gesù chiama per amore.

Gesù ama con infinito amore. Egli è infinitamente felice perché è infinito amore. E vuole che anche noi arriviamo alla sua felicità infinita dice S. Bernardo.

Ma come arrivare a questa felicità d’amore divi­no, se non possedendo l’amore divino in pienezza di vita d’amore illimitato e totale?

Ecco perché Gesù chiama i «suoi » a seguirlo sulla strada dell’amore verginale, totalitario, senza riser­ve. Questa strada è la sua stessa vita, è la sua stessa Persona, è Gesù stesso: «Io sono la via » (Gv 14,6).

Consacrarsi a Gesù, quindi, significa amare e imi­tare perfettamente Lui, assimilandolo in misura tale da trasformarsi in Lui, identificarsi a Lui.

Pensiamo a S. Paolo quando arriva a dire: «Il mio vivere è Cristo » (Fil 1,21), e «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20).

Pensiamo a S. Francesco d’Assisi che seguì e si conformò talmente a Gesù, da arrivare alla somiglian­za anche fisica con Lui Crocifisso. E come S. France­sco, ci furono S. Veronica Giuliani, S. Gemma Galga­ni, P. Pio da Pietrelcina. Ma ogni santo è una copia perfetta di Gesù, come apparve evidente, ad esempio, in parecchi episodi della vita di S. Caterina o del S. Curato d’Ars. Una volta capitò a S. Antonio di Pado­va di apparire con il volto acceso e straziato del Cro­cifisso, facendo un’impressione terribile su chi lo vide. Quel volto del Crocifisso rivelò anche esternamen­te, per attimi, come S. Antonio fosse nell’intimo tra­sfigurato in Gesù, «configurato alla sua morte» (Fil 3,10).

Vivere vergine come Gesù, povero come Gesù, ob­bediente come Gesù: questa è la chiamata alla vita re­ligiosa, a una vita d’amore divino, così radicale e to­tale come quello vissuto dall’umanità di Gesù, a cui tutti dobbiamo conformarci, perché è questo il nostro sublime destino, voluto da Dio Padre: «diventare conformi all’immagine del Figlio suo» (Rm 8,29).

Se poi il Signore chiama al Sacerdozio, gli eletti diventano anche Sacerdoti come Gesù, altri Gesù, con i suoi divini poteri di consacrare, di amministrare la grazia, di dispensare i misteri divini, di annunciare la Parola di Dio.

Quale grandezza e potenza d’amore in Gesù che chiama i suoi consacrati! Solo l’amore spiega l’esi­stenza della vita religiosa e del sacerdozio sulla terra. Ogni altra spiegazione dipenderà sempre da questa. E la risposta dei «chiamati», ugualmente, dovrebbe es­sere anzitutto una risposta d’amore riconoscente e ge­neroso, ardente e fedele.

Che dire, invece? Bisogna purtroppo ammettere che, oggi soprattutto, sono parecchie le defezioni fra i consacrati. Non solo diminuiscono le vocazioni, ma ci sono parecchi che hanno rinnegato la loro consacra­zione a Dio. Non possiamo nasconderci che c’è stata una vera ecatombe di vocazioni sacerdotali e religio­se, su cui pesano le tremende parole di Gesù: «Chi

mette mano all’aratro e si volge indietro non è degno del Regno dei cieli» (Le 9,62). Il demonio, il mondo, la carne – i tre nemici mortali dell’uomo – hanno tra­volto e distrutto un numero impressionante di consa­crati, con grande scandalo e gravi scompigli tra i fe­deli.

La prima reazione, al solito, di fronte allo scan­dalo di un consacrato che tradisce l’amore di Gesù, è una critica amara e spietata. A volte si impreca e si maledice, restando con la fede scossa e minacciando persino di perderla.

Ma non è giusto tutto questo. Perché? Perché do­vremmo anzitutto farci un esame di coscienza. Di fronte alle critiche rivolte ai sacerdoti fuori strada, S. Nicolao della Fliie, Patrono della Svizzera, così ribat­teva con coraggio e lealtà: «E tu, quante volte hai pregato per la santità dei sacerdoti?… E dimmi: che cosa hai fatto per ottenere alla Chiesa buone voca­zioni?… ».

Si potrebbe anche rispondere come rispondeva il celebre oratore e statista cattolico, Donato Cortes, a chi gli parlava delle defezioni fra i sacerdoti: «Di fronte alle eccezioni (i sacerdoti fuori strada), vedo . uno stuolo immenso di anime coerenti a prezzo di sangue; e mi rifiuto di perdere la confidenza negli apostoli, per il fatto che tra essi ci fu un Giuda».

Si rifletta, inoltre, che i consacrati sono la parte più preziosa di tutta la Chiesa perché sono chiamati da Gesù a essere l’ossatura della Chiesa. Senza di es­si, la Chiesa non può reggersi, e per questo tutti siamo tenuti a sostenerli con le nostre preghiere e con i nostri sacrifici, perché essi non ci manchino, perché non vengano meno, perché ci siano sempre di guida e di aiuto a salvarci, perché siano sempre «sale della terra e luce del mondo» (Mt 5,13).

Il celebre Bing Crosby, diventato fervente cattoli­co, scrisse una volta un articolo in cui espresse queste convinzioni che certamente fanno onore ad una fede leale e coraggiosa: «Nel mio libro queste sono le mie stelle: il sacerdote, le suore, i religiosi. Sono essi che fanno la storia. Quanto a noi, gente del cinema e di Hollywood, facciamo i nostri affari e guadagnamo de­naro; dopo un po’ di tempo ce ne andiamo, il denaro svanisce, e di noi non resta niente. Ma questi altri fabbricano i regni spirituali, edificano e rafforzano le idee che influenzeranno le generazioni per molti an­ni».

Una bimba entra in una chiesa con la mamma, vede una grande grata e sente le monache che prega­no in coro. Domanda alla mamma: «Che cosa fanno le monache?». «Le monache – risponde la mamma – pre­gano per noi, affinché non sbagliamo la strada che ci porta in Paradiso».

E proprio così. I consacrati, gli eletti del Signore sono i battistrada per il Regno dei cieli. Se vengono meno loro, se essi non vogliono più «seguire Gesù», noi ci troveremo sbandati, come «pecore senza pasto­re» (Mc 6,34), in pericolo serio di smarrirci lontani dalla via della salvezza.

Realizzare «l’amore sommo a Dio», come insegna anche il Concilio Vaticano II, e per questo amore a Dio operare all’edificazione della Chiesa e alla salvez­za eterna dei fratelli: ecco il «perché» Gesù chiama alcuni a seguirlo più perfettamente su una strada spe­ciale, intima, riservata solo ai «suoi», a quelli che «egli stesso volle » (Mc 3,13).

E gli «eletti» hanno svolto nella Chiesa e per la Chiesa il compito loro assegnato di incarnare Gesù nei suoi vari aspetti. Ad esempio, Gesù Sommo Ponte­fice, in S. Pietro e S. Pio X; Gesù Pastore, in S. Alfonso de’ Liguori; Gesù Sacerdote, nel S. Curato d’Ars; Gesù Maestro, in S. Agostino e S. Tommaso; Gesù che predica in S. Antonio e S. Bernardino; Gesù contemplativo, in S. Bernardo e S. Teresa; Gesù fra gli ammalati, in S. Camillo e S. Maria Bertilla; Gesù fra i ragazzi, in S. Giovanni Bosco e S. Maria Mazza­rello; Gesù fra i poveri, in S. Vincenzo de Paoli e nel B. Luigi Orione; Gesù che rimette i peccati, nel B. Leopoldo e in P. Pio da Pietrelcina; Gesù che ama sua madre, in S. Luigi Grignion di Montfort e in S. Massi­miliano M. Kolbe; Gesù che ama la Chiesa, in S. Gre­gorio VII e S. Caterina.

Giovane che leggi, rifletti nel tuo cuore. Non ami tu la perfezione dell’amore? Ma dove la troverai? Non certo in una creatura, anch’essa fragile e limita­ta. Ascolta Gesù che dice «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto…, vieni e seguimi» (Mc 10,21). Ascol­ta in profondità queste parole divine. Le ascoltarono gli Apostoli e dopo di loro schiere di santi e sante in ogni tempo: S. Benedetto e S. Scolastica, S. Bernar­do e S. Geltrude, S. Francesco e S. Chiara, S. Anto­nio e S. Caterina, S. Ignazio e S. Teresa, S. Giovanni Bosco e Santa Bernardetta, fino a S. Massimiliano M. Kolbe, a P. Pio da Pietrelcina, a Madre Teresa di Calcutta…

Vuoi trovarti in loro compagnia?

Fonte: VIENI E SEGUIMI, Padre Stefano M. Manelli

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Commenti

  1. Si, anche io voglio trovarmi in loro compagnia, soprattutto della compagnia di S. veronica Giuliani, la santa che con il suo grande amore per la povertà, ed il suo essere umile ci insegna ad essere veri cristiani, che non significa solo andare tutte le domeniche a messa, ma aiutare il prossimo anche con piccoli gesti nella nostra quotidianità.
    (Ovviamente questo mio pensiero vale anche per tutti gli altri santi).

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