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Santuari mariani: Lazio

La Madonna del Divino Amore, “Salvatrice dell’Urbe”

Non è facile, per una Regione come il Lazio [che comprende Roma], indicare un “Santuario-tipo” che rappresenti un po’ tutti gli altri. Anzi, proprio Roma, come abbiamo sopra sommariamente visto, può vantare più di un Santuario mariano rappresentativo meglio di altri: da “Santa Maria Maggiore” a “Santa Maria in Aracoeli”, da “Santa Maria in Trastevere” a “Santa Maria Antiqua” e a “Santa Maria in Cosmedin”, solo per indicarne alcuni.

Del resto, dovendo pur sceglierne uno, indichiamo il Santuario della “Madonna del Divino Amore”, non fosse altro che per la devozione e i Pellegrinaggi continui dei Romani verso questo luogo di culto.

Le origini del Santuario della “Madonna del Divino Amore” risalgono al XIII secolo, quando in quella zona sorgeva una specie di fortezza della nobile famiglia degli Orsini, denominata “Castel di Leva”. Su una torre d’ingresso alla fortezza era affrescata l’immagine di una Vergine, molto venerata dai pastori della campagna romana.

Nel 1740 un pellegrino che passava di lì stava per essere assalito da un branco di cani randagi, quando chiese l’aiuto della Madonna e fu miracolosamente salvato.

In seguito a questo fatto, nel 1745 fu eretta una Chiesetta sui ruderi dell’antico Castello, dove fu posta la prodigiosa immagine, incoronata dal Cardinale Rezzonico, futuro Papa Clemente XIII.

Nella storia recente del Santuario, di particolare rilievo è il fatto che nel 1944, mentre Roma corre il pericolo di essere distrutta dagli eventi bellici, il quadro della Vergine viene trasferito in varie Chiese della Città; ed infine, il 24 Gennaio, in quella di Sant’Ignazio. Qui il 4 Giugno 1944 il popolo romano, per ottenere la liberazione della Città [stretta nella morsa dell’imminente battaglia fra Alleati e Tedeschi], fa Voto alla Madonna di rinnovare la propria vita, di erigere un nuovo Santuario in suo onore e di realizzare un’opera di carità. La sera stessa di quel 4 Giugno, i Tedeschi cominciarono a ritirarsi da Roma, rimasta così incolume. Papa Pio XII, l’11 Giugno successivo, si reca innanzi all’immagine e ringrazia Maria Santissima per lo scampato pericolo. Dal pulpito della Chiesa di Sant’Ignazio [oggi conservato nel Nuovo Santuario], conferisce alla ‘Madonna del Divino Amore’ il titolo di “Salvatrice dell’Urbe”.

Il Nuovo Santuario, che sorge a duecento metri dal precedente, è stato iniziato nel Febbraio del 1991 ed è stato consacrato il 4 luglio 1999 dal Santo Padre Giovanni Paolo II, sciogliendo il Voto fatto dai Romani nel 1944. Ha per tetto un prato verde; immense vetrate colorate danno una luce mistica a tutto lo spazio. La costruzione è stata realizzata ai piedi della collina, fuori delle antiche mura, senza violare l’incanto della campagna romana. Con il grande Giubileo dell’Anno 2000, per la prima volta il Santuario venne associato alle Basiliche romane come meta per ricevere l’indulgenza giubilare.

Il 15 settembre 2000, ci fu l’inaugurazione dell’Auditorium del “Divino Amore” con la celebrazione del XX Congresso Mariologico-Mariano Internazionale.

Ma grandioso è tutto il complesso di opere che sorgono tra il Vecchio e il Nuovo Santuario, dotato fra l’altro di un Seminario, di una ‘Casa del Pellegrino’ e di modernissime strutture che garantiscono la più ampia assistenza ai Gruppi di Pellegrini che continuano ad affluire numerosi, particolarmente dal Centro e dal Sud d’Italia, ma anche dall’Estero.

Intensa è la vita spirituale di questo Santuario, tanto caro ai Romani: basti ricordare che vi si celebrano Sante Messe quasi ogni ora, sia nei giorni festivi che feriali: quasi a dare testimonianza della fede dei devoti che cantano: “La Madonna del Divino Amore / che fa le grazie a tutte l’ore…”.

Caratteristica e sempre suggestiva è l’abitudine del Pellegrinaggio notturno a piedi da Roma, che si svolge dalla mezzanotte alle 5 del mattino quasi ogni giorno, dal periodo della Pasqua fino alla fine di Ottobre.

“Santa Maria Maggiore” – Roma

Con “San Pietro in Vaticano”, “San Paolo fuori le Mura” e “San Giovanni in Laterano”, “Santa Maria Maggiore” è la quarta Basilica patriarcale di Roma. È detta così perché eccelle per dignità fra tutte le Chiese romane consacrate alla Vergine.

Questa Basilica-Santuario è stata fondata da Papa Liberio [352-366]: da qui anche il nome di “Basilica Liberiana”, che conserva insieme a quelli di “Santa Maria ad Praesepe” [perché vi sono custodite le reliquie del Presepio, con la culla del Bambino Gesù] e di “Santa Maria ad Nives” [dalla tradizione che attribuisce alla volontà della Madonna una nevicata d’Agosto per segnare il perimetro entro il quale si sarebbe dovuto costruire il Tempio in suo onore]. Di stile paleocristiano, ornata di colonne e mosaici, è il riconoscimento a Maria del titolo di “Madre di Dio”, ad opera di Papa Sisto III che l’ha magnificamente restaurata ed abbellita subito dopo il Concilio di Efeso [431]. Se tutta Roma è un Santuario mariano, di Roma il “cuore mariano” è questa Basilica-Santuario.

“Santa Maria dell’Apparizione” [o delle Fratte] – Roma

È una graziosa Cappella-Santuario collocata all’interno della Chiesa di “Sant’Andrea delle Fratte” in Roma. Ha avuto origine dall’Apparizione della Vergine [nel 1842] in tale Chiesa ad Alfonso Ratisbonne, giovane ebreo che così si convertì al Cattolicesimo. L’avvenimento diede notevole impulso alla diffusione dell’immagine della “Medaglia miracolosa”, sotto le cui sembianze la Madonna è qui apparsa.

“Santa Maria in Aracoeli” – Roma

Eretta sul luogo dell’antica “Arce Capitolina”, è la Chiesa del Senato e del Popolo di Roma [SPQR] e simboleggia il trionfo del Cristianesimo sul mondo pagano.

Risale al IV-V secolo e la sua denominazione più antica è “Santa Maria in Capitolio”, dalla sua collocazione sul Campidoglio. Secondo la leggenda, sorse dove la Sibilla predisse ad Augusto la venuta del Redentore.

Il nome di “Aracoeli” appare soltanto dal sec. XII in poi, ed è probabilmente dovuto al fatto che la Chiesa sarebbe stata costruita presso l’Altare dedicato dall’Imperatore Augusto al “Figlio del Dio del Cielo”.

“Regina degli Apostoli” alla Montagnola – Roma

Santuario-Basilica Minore dedicato alla “Regina degli Apostoli”, è il cuore della Famiglia Paolina nel mondo, un po’ come lo è la Basilica di “Maria Ausiliatrice” di Torino per i Salesiani.

Terza Chiesa di Roma per dimensioni architettoniche [dopo la “Basilica di San Pietro” e il “Pantheon”], è stata consacrata il 29 Novembre 1954: quest’anno se ne sta celebrando il Cinquantenario.

Di questo Santuario [al quale è legata la nostra rivista “Madre di Dio”] abbiamo scritto già varie volte; ne riteniamo perciò sufficientemente nota la storia.

“Santa Maria in Trastevere” – Roma

Questa stupenda Basilica è legata alla figura di Papa Callisto [217-222], primo vero organizzatore della Chiesa di Roma, che costruì il primo luogo di culto cristiano ufficialmente aperto al pubblico. La Chiesa fu ricostruita e ingrandita da Giulio II [337-353], intorno al 350. Si ritiene però che il titolo mariano, con dedicazione alla Vergine, le sia stato dato solo dopo il Concilio di Efeso del 431.

Interamente rifatta e abbellita di stupendi mosaici nel Medioevo, sotto Innocenzo III [1130-1143], ebbe altri preziosi restauri nel 1600.

È ritenuta seconda solo a “Santa Maria Maggiore”, data l’importanza e la venerazione di cui è stata sempre circondata.

“Madonna del Buon Consiglio” di Genazzano [Roma]

Affidato alla solerte cura pastorale dei Padri Agostiniani, questo Santuario sorge su una preesistente Chiesa del sec. X. Fu il 25 Aprile del 1467 che un’immagine della “Beata Vergine del Buon Consiglio” apparve sulla parete della Cappella dedicata a San Biagio. Secondo un’antica tradizione, detta immagine, portata a Genazzano da mani d’Angeli e seguita da due pellegrini, proviene da una Chiesa di Scutari, in Albania. Ancora oggi questa tradizione, che si tramanda di generazione in generazione, è vivissima presso gli Albanesi che, venendo Pellegrini nel Santuario di Genazzano, invocano la Vergine con l’antico titolo di “Signora dell’Albania”.

“Santa Maria ad Rupes” a Castel Sant’Elia [Viterbo]

Il suggestivo Santuario consiste in una grotta scavata a mezzo di un’alta parete di tufo. Nel VI secolo era uno degli eremitaggi benedettini annessi alla sottostante Abbazia di Sant’Elia, della quale rimane la Chiesa. Dopo secoli di oblìo, dal 1777 vi condusse vita eremitica Andrea Giuseppe Rodio, che ravvivò con la sua presenza e il suo esempio la devozione degli abitanti del luogo. Per agevolare l’accesso alla Grotta, in diciassette anni di lavoro si scavò una galleria nel tufo, con una scala di 144 gradini, che dalla Grotta porta al sovrastante pianoro. La strutturazione definitiva del Santuario si ebbe a partire dal 1892, quando fu affidato ai Frati Minori della Provincia di Santa Croce in Sassonia, che ne sono i gelosi custodi. Vi si venera un’immagine della Vergine [di Autore ignoto del ‘500] che adora il Bambino addormentato sulle sue ginocchia.

PS: Abbiamo dimenticato qualche santuario dedicato alla Beata Vergine Maria della Tua Regione? Segnalalo qua sotto nello spazio dei Commenti! Grazie!

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