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Commento al Vangelo della XI Domenica del TO

Il magistero della divina Parola

La fecondazione della Parola di Dio non è frutto di oratoria o di industria umana, ma è frutto della grazia che opera silenziosamente nei cuori ben disposti.

Il seminatore ha cura di preparare il terreno e di metterlo nelle condizioni di prosperare; dopo che ha gettato la semente dorme la notte, cioè si abbandona a Dio e confida in Lui nelle incertezze della stagione; sorge, poi, il giorno, cioè continua il suo lavoro nella terra per quanto gli sia possibile, e cerca di aumentarne le fecondità. Egli aspetta dalla Provvidenza il frutto, e la terra, benedetta da Dio, produce essa stessa l’erba, la spiga e il frutto, aspettando, al tempo della messe, la falce.

Così avviene nella Chiesa e nelle anime: l’apostolo getta la buona semente nei cuori ben disposti, e confida nel Signore, implorando la sua misericordia e la sua grazia perché la fecondi. La grazia produce a poco a poco il frutto, e rende l’anima matura nelle vie di Dio, preparandola al Giudizio finale che sarà il tempo della messe di tutte le anime.

La parabola del granello di senapa

Chi si alimenta della Parola di Dio non deve preoccuparsi eccessivamente di veder subito il suo frutto nel cuore, perché l’azione della grazia è lenta e graduale. Chi si affanna e pretende di controllare continuamente la semente che è stata posta nel suo cuore, finisce per toglierla dal terreno e impedirne la germinazione. Occorre la pazienza dell’attesa e la fiducia grande nel Signore tanto per l’anima propria quanto per quello che si dona agli altri. Il lavoro spirituale non è mai perduto, e dopo lunga attesa vengono fuori germi insperati di vita, e il campo del Signore prospera e fruttifica.

La Chiesa non si dilata come i grandi imperi, a furia di armi e di spettacolose parate; essa appare innanzi al mondo come un piccolo granello di senape che sembra sproporzionato al suo sviluppo ma poi cresce in un grande arbusto, sul quale possono nidificare gli uccelli. Nella Chiesa poi, e nelle anime che ne fanno parte, il principio fondamentale della prosperità non è ciò che appare grande, ma l’umiltà che è piccolezza feconda. Non si raggiunge una meta elevata, ingrandendosi, ma impiccolendosi; più l’anima si umilia, più Dio la riempie di forza e di grazia; più s’impiccolisce e più cresce nelle vie della santità. Non si può, quindi, aspirare nella Chiesa a trionfi mondani o impressionanti, poiché il suo vero trionfo sta nella fecondità spirituale che la rende albero fiorito in mezzo alla sterilità universale. Gesù Cristo, parlando del granello di senape, si rivolse specialmente a quelli che attendevano il regno politico glorioso del Messia, e a quelli che, nei secoli futuri, avrebbero sognato trionfi politici del suo regno. No, la Chiesa non avrà mai questi trionfi che praticamente diminuirebbero la sua vera vita; essa è pellegrina, naviga verso gli eterni lidi, è combattente e, imbattibile, aspira alla vita eterna e non può trovare sulla terra né la sua dimora né la perfetta calma né il riposo.

Don Dolindo Ruotolo; Mc 4,26-34

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