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6° giorno: Il sangue che pacifica con Dio

Dopo il diluvio universale Noé offrì a Dio un sacrificio di lode e di grazie ed ec­co che l’arcobaleno appare all’orizzonte, come per avvolgere in un solo amplesso il cielo e la terra. Dio, placato, giurò che mai avrebbe distrutto i viventi sulla terra. Il sacrificio offerto da Noé era soltanto la figura dell’immolazione di Cristo, che, col sacrificio del proprio Sangue, avrebbe pacificato l’umanità con Dio. Cos’è il peccato se non un atto di guer­ra dell’uomo contro il suo Creatore? L’at­to di guerra genera inimicizia. È l’uomo che, ribellandosi a Dio, diventa suo nemi­co, ne provoca l’ira ed i castighi. Il San­gue di Gesù è stato versato per cancellare questo stato di guerra. I quattro angeli dell’Apocalisse che Dio manda per punire il mondo, odono una voce: «Non versate il calice della vendetta, perché prima si devono segnare coloro che ne dovranno essere preservati». «E chi sono costoro?» domandano gli angeli. La voce risponde: «Coloro che lavarono le proprie anime nel Sangue dell’Agnello». Quanta bontà del Signore verso di noi! Non solo ci ha purificati col suo Sangue, ma ha voluto anche dimenticare tutte le nostre colpe e ci ha proclamati suoi figli prediletti. Rispondiamo anche noi con l’amore a tanto amore. Quale nera ingra­titudine sarebbe la nostra se osassimo of­fenderlo e tradirlo col peccato, proprio mentre egli, con paterno amplesso ci stringe al suo Cuore.

ESEMPIO: I santi, che più degli altri conoscono il valore di un’anima, si sono adoperati in tutti i modi per salvare non solo la pro­pria, ma anche quelle del prossimo. Un apostolo instancabile fu S. Francesco Saverio, della Compagnia di Gesù, da S. Gaspare scelto a protettore dei Missionari e delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Egli abbandonò gli onori e le co­modità del suo nobile casato, entrò nella Compagnia di Gesù e solcò gli oceani per portare la fede di Cristo nelle Indie e in Giappone. Il Crocifisso era la sua spada conquistatrice. Un giorno, viaggiando sul mare in burrasca, gli fu strappato dalla furia delle onde, ma lo riebbe inaspetta­tamente da un grosso granchio il giorno dopo, mentre era in preghiera sulla spiag­gia. Dopo l’India e il Giappone, assetato ancora di anime, tentò di penetrare in Ci­na, ma non poté coronare il suo sogno, perché Dio volle chiamarlo al premio di tante fatiche. Morì nell’Isola di Sanciano, di fronte a Canton, il 3 dicembre 1552. Quel brac­cio, che battezzò migliaia di infedeli, è esposto nella chiesa del Gesù in Roma.

PROPOSITO: Se per disgrazia cadrò in peccato, penserò alla grande dolcezza che si prova quando si è in pace con Dio, gli chiederò subito perdono e mi confesserò al più presto.

GIACULATORIA: Agnello di Dio, che col tuo Sangue togli i peccati del mondo, abbi pietà di me.

FONTE: San Gaspare del Bufalo

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